La battaglia sul Fiume Allia

Il 18 luglio è indicato dai Romani nel loro calendario come Dies Alliensis (giorno dell’Allia), a memoria della data in cui ricorreva la sconfitta subita presso il Fiume Allia per mano dei Galli.

I Galli Senoni, penetrati nella pianura Padana nel VI e V sec. a.C. e stanziatisi nelle Marche agli inizi del IV sec. a.C., attratti dalle ricchezze dei centri costieri tirrenici, attraversarono l’Etruria e giunsero nel Lazio. Nel 390 a.C., ad undici miglia dall’Urbe, lungo le rive dell’Allia (oggi Fosso Maestro) in prossimità di Crustumerium, avvenne la battaglia tra i Galli guidati da Brenno e i Romani. Nonostante la discesa dei Galli fosse stata ripetutamente annunciata, l’esercito romano fu messo insieme in gran fretta, arruolando una leva di 15.000 uomini a contrastare i 30.000 guerrieri Galli. Un esercito, quello romano, cosiddetto falangitico, cioè ordinato sul campo di battaglia con un rigido e compatto schieramento frontale era formato dai velites (o armati alla leggera), dalla leva più giovane con armi migliori e, in seconda linea, come estremo fronte difensivo, dai veterani.

La staticità dello schieramento romano, che per risultare impenetrabile aveva ridotto al minimo lo spazio tra i legionari per formare un muro con gli scudi e le lance, fu alla base della sconfitta.

I Tribuni dispiegarono lo schieramento al di qua dell’Allia, all’XI miglio della Salaria, con l’ala sinistra attigua al Tevere, il centro all’imbocco del passo della Marcigliana e l’ala destra sulle pendici del colle presso Crustumerium. Proprio lo schieramento di destra fu sorpreso da un primo attacco a cuneo dei Galli che, passato l’Allia, avevano travolto facilmente i velites. Brenno, infatti, temendo che le riserve romane disposte sull’altura lo avrebbero impegnato nel mezzo della battaglia scagliandosi contro il suo esercito in pianura, anticipò le iniziative romane attaccando direttamente le riserve di destra che, sorprese dalla strategia nemica, retrocessero dandosi alla fuga per i boschi di Fidenae. I Galli quindi si riversarono sugli schieramenti di centro e di sinistra dell’esercito romano ormai scoperto che, per sottrarsi alla carneficina, si ritirò attraversando il Tevere per rifugiarsi a Veio.

Vinta la battaglia, i Galli si spinsero fino a Roma saccheggiandola e incendiandola. Assediarono il Campidoglio (secondo alcune fonti antiche sembrerebbe che gli invasori siano riusciti persino ad espugnarlo), ma, non interessati al dominio territoriale, dopo il saccheggio si ritirarono.

Tuttavia la tradizione romana attribuisce la liberazione della città al dittatore Camillo, che sconfisse i Galli recuperando l’oro.

Il dies fu proclamato religiosus, giorno in cui si riteneva nefasto svolgere qualsiasi cosa.

Per controbilanciare la ricorrenza negativa, con oculata e sagace scelta, i Romani istituirono un importante festa nel loro calendario nei giorni 19 e 21 luglio dedicandola alle divinità dei boschi che avevano consentito la salvezza dei soldati in fuga (Lucarie). Questa ricorrenza fausta viene riproposta nell’area demaniale di Crustumerium, all’interno della Riserva Naturale della Marcigliana. Da notare anche il raro esempio di toponomastica urbana pertinente, rappresentato dall’esistenza (dagli anni ’50) di via delle Lucarie a Settebagni.

Battaglia dell’Allia secondo Lorenzo Quilici e Stefania Quilici

Battaglia sul fiume Allia secondo De Sanctis

Battaglia sul fiume Allia secondo Kromayer e Veith

La Marcigliana dal medioevo al ‘900

Con l’estensione della pratica latifondista dei terreni in epoca medievale si verificò nel territorio del Municipio Roma – Montesacro una significativa diminuzione della popolazione. Al contrario, lungo la via Nomentana, all’altezza delle catacombe di S. Alessandro e nei pressi del centro di Castel Giubileo, vi fu una crescita demografica dovuta al sistema detto domuscultae che, sviluppatosi con papa Zaccaria (741-752) e papa Adriano I (772-795), intendeva realizzare dei centri agricoli abitati da contadini e sorvegliati da piccoli presidi. Fu con questo sistema che la Chiesa poté estendere il suo dominio e controllare contemporaneamente i propri possedimenti dalle sempre più frequenti invasioni barbariche.

Questa organizzazione del territorio, che presentava fino al IX – X secolo estesi poderi di proprietà di enti ecclesiastici che dopo dure lotte passarono alle più importanti famiglie romane, si consolidò fino alla seconda metà del XV secolo e si perpetuò in pratica fino ai primi del ‘900.

Il numero delle tenute sorte sul territorio rimase in pratica invariato dal 1600 per i tre secoli successivi. Il casale era il fulcro del fondo e concentrava la sua economia sull’allevamento. Dai documenti antichi, comunque, si deduce la presenza di appezzamenti coltivati a vigneti nelle vicinanze di Ponte Salario e Tufello nel 1300, a Castel Giubileo (di cui era famosa la produzione di vini bianchi) nel XVI – XVII secolo e nei pressi di Casal Boccone e Casal de’ Pazzi nel 1600. L’attuale zona di Vigne Nuove prende questa denominazione dai vigneti che furono impiantati nel 1700. Interessante ricordare la derivazione di altri nomi di località: Redicicoli, derivante da radiciola (radicchio, cicoria), e Serpentara che ricorda un’area infestata dai serpenti.

Tra il 1878 e il 1911 furono emanate le leggi di bonifica agraria che determinarono il primo frazionamento delle terre. In questo periodo furono realizzate nuove strutture abitative: i casali dell’attuale agro romano. Costruiti con tipologia uniforme e concepiti come centri per il lavoro delle terre, questi casali erano più adeguati alle esigenze del tempo.