Riserva Naturale della Marcigliana (23)

La Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana fa parte delle aree protette di Roma Capitale gestite dall’Ente Regionale RomaNatura.

Lasciato alle spalle lo stress del traffico cittadino, si accede in un territorio di antica vocazione agricola, rimasto magicamente immutato. Un esempio di Agro Romano che contribuisce ad una visione di un futuro auspicabile,  dove può essere appagata la necessità di aria e luce, godendo dei suoi incantevoli paesaggi e della sua antica storia. Concedendoci un frammento di vita migliore.

 

Riserva Marcigliana-carta di Cingolani

Ubicazione e perimetro

La Riserva Naturale della Marcigliana è situata a nord-est della Capitale, al difuori del G.R.A., ed é completamente racchiusa all’interno del Municipio III Roma-Montesacro. L’area, che si estende su un gruppo d’alture subito ad est dell’ampia pianura alluvionale del Tevere, è delimitata ad ovest dall’autostrada Roma-Firenze e dalla via Salaria, a nord dai confini comunali di Monterotondo, Fonte Nuova e Guidonia, ad est dalla via Nomentana e a sud dal Grande Raccordo Anulare.

Con i suoi 4.696 ettari, la Riserva ha vocazione prevalentemente agricola (il 75% della superficie); una porzione di Agro Romano di inestimabile valore che racchiude in se realtà naturalistiche, storiche, socioculturali e produttive di notevole rilevanza.

 

Geomorfologia

Il comprensorio interessato dalle grandi tenute della Marcigliana e di Tor S.Giovanni è caratterizzato dalla piana del Tevere e dai rilievi collinari ad est di questa. La pianura del Tevere è di formazione alluvionale continentale, con depositi palustri e lacustri di sabbie, argille e ghiaie. È  quasi totalmente sfruttata ad uso agricolo. Il vero cuore del parco, però, è la zona collinare delimitata ad ovest dalla piana, a sud dal Fosso della Bufalotta e a nord dal Rio del Casale, che segna anche il limite del Comune di Roma. Queste colline, per lo più basse ed arrotondate, hanno sul fronte del Tevere frange assai frastagliate e ripide, anche se raramente presentano pareti a picco sulla pianura. In quest’area sono presenti affioramenti di rocce vulcaniche d’origine piroclastica, dovute all’attività del Vulcano Sabatino, e che costituiscono l’elemento litologico predominante dell’intera area.

Il parco della Marcigliana costituisce il tipico esempio del paesaggio noto come Campagna Romana, caratterizzato da pascoli, macchie, ripiani tufacei con le caratteristiche profonde incisioni costituite da ripide pendici che delimitano stretti e pianeggianti fondovalle, e dolci valli percorse da ruscelli, alla cui testata è facile trovare salti d’acqua e piccole cascatelle, e da numerosi fossi, tutti ricchi d’acqua, anche detti “forre”. Questa realtà paesaggistica, grazie anche al buono stato di conservazione ambientale, racchiude in sé tutti gli elementi da sempre tipici dei territori attorno a Roma, e che hanno incantato, nel corso dei secoli, qualunque artista o semplice viaggiatore li attraversasse. L’uomo che li ha abitati ha utilizzato a pascolo e coltivazione le dolci fertili colline tufacee, trascurando, invece, le zone di forra ed i versanti più ripidi ed inaccessibili, che hanno così mantenuto l’originaria vegetazione forestale.

Flora

Le basse colline arrotondate sono ancora coltivate a seminativo estensivo o destinate a pascolo, mentre le valli sono ricoperte da vegetazione a macchia, costituita prevalentemente da querceto misto laziale con presenza di roverella e cerro nelle zone più alte ed assolate, e di farnia e farnetto nelle parti più umide e fresche.

L’elemento arboreo più importante dell’area è sicuramente il Cerro (Quercus cerris). I suoi estesi “boschetti” occupano alcune vallette e i loro versanti meno acclivi, dando origine a formazioni arboree che evidenziano un certo grado di maturità ecologica. Il tipico ambiente di “forra” del Fosso Formicola offre alcuni tra gli scorci più suggestivi dell’intera area: la presenza di un salto d’acqua di circa 8 metri e la fitta vegetazione chiusa a Nocciolo (Corylus avellana), Sambuco (Sambucus nigra) e Fico (Ficus carica), che segue fedelmente il corso del torrente, ne fanno uno dei siti con maggior valore naturalistico. Laddove, invece, i torrenti non occupano profonde incisioni, ma scorrono lungo vallette più o meno ampie e dai dolci pendii, s’instaura una vegetazione dominata dal Salice bianco (Salix alba), tipico albero delle pianure alluvionali e dei suoli poco drenati. Sugli orli delle forre, dove in pratica le ripide pareti sub-verticali di queste si raccordano alle pianure ondulate sovrastanti, si ha la presenza del Leccio (Quercus ilex), che trova la sua nicchia più favorevole proprio dove, per la forte acclività del suolo, l’acqua non può raccogliersi e infiltrarsi, e dove esso può quindi affondare le sue radici in un ambiente relativamente asciutto. Tipici dell’area sono anche piccole macchie ad Olmo campestre (Ulmus minor), che spesso si rinviene anche isolato nei pascoli. Esso è un albero molto importante per la dinamica evolutiva dello stesso bosco a Cerro, formando la vegetazione cosiddetta di “mantello”, una sorta di cerniera con il prato, necessaria all’espansione e ricolonizzazione del bosco. Di questa “cerniera” fanno parte anche alcune specie arbustive quali il Biancospino, il Rovo, il Prugnolo, il Berretto del Prete e la Rosa selvatica comune, che si consociano a formare una vegetazione molto densa, che arriva ad un’altezza di 2 metri, ma che viene spesso sradicata dagli agricoltori che operano nella zona, in quanto è così intricata e inattraversabile da rendere improduttiva l’area, nonostante la sua importanza per la vita del bosco.

L’ambiente di prato è certamente il più diversificato e ricco di specie, assumendo aspetti assai differenti al variare delle condizioni ecologiche. L’aspetto momentaneo che ogni appezzamento assume è direttamente dipendente dalla pratica colturale della “rotazione”: si alternano così luminose fioriture a Scarlina, Veccie, Trifogli, Crisantemi ed Orchidee ad aspetti più tipicamente a prateria, dominati da numerose specie di Graminaceae, tra le quali il Falso grano e l’Orzo bulboso, e Leguminosae. Le famiglie meglio rappresentate sono le Compositae (Margherite, Cardi, Fiordalisi, ecc.). Tra le presenze floristiche rilevate nella zona sono inoltre degne di nota l’Agrifoglio, il Pungitopo, la Malva selvatica ed il bellissimo Giaggiolo acquatico, appartenente alle Iridacee, i cui fiori danno, in primavera, la caratteristica colorazione gialla alle aree umide della riserva.

Fauna

Prima della costituzione della riserva, la fauna era costantemente minacciata dal processo d’urbanizzazione e dall’attività venatoria. Rilevanti e d’estremo interesse sono ora, invece, le presenze di mammiferi quali, la Volpe, la Faina, la Donnola, il Tasso, l’Istrice e, soprattutto, la Lepre italica, specie autoctona della Campagna Romana, oltre alla presenza di una colonia di Daini (tra i 15 e i 20 esemplari). Alcune di queste specie, come l’Istrice ed il Tasso, trovano nelle zone medio umide costituite da cespuglieti e ambienti di forra, all’interno delle macchie arbustive, il luogo ideale di sviluppo e di riparo, grazie alla costante attività vegetazionale e alla difficoltà di ispezione da parte dell’uomo. Nelle zone più umide si possono osservare le Raganelle, il Rospo comune, il Rospo smeraldino, la Rana greca e la rara Salamandrina terdigitata. Tra l’avifauna rapace sono degni di nota il Nibbio bruno, lo Sparviero, il Barbagianni, la Civetta, il Gufo comune e l’Allocco. Tra l’ittiofauna vi sono lo Spinarello e il Granchio d’acqua dolce, notoriamente indicatore di buona qualità delle acque. Infine, tra i rettili vi sono il Biacco, il Saettone, l’Orbettino, la Luscengola, la Vipera comune e una discreta varietà di sauri tra cui il Ramarro.

Studio dell’ACA (Associazione Cultura e Ambiente)