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La preistoria

Il nostro territorio appare abitato fin dalle epoche più antiche. Attraversato da due fiumi importanti, il Tevere e l’Aniene, costituisce in età preistorica un’area di naturale concentrazione faunistica. In particolare dalla bassa valle dell’Aniene (nel tratto compreso tra il Raccordo Anulare e la confluenza con il Tevere), proviene la gran parte di ritrovamenti archeologici dell’area urbana di Roma, che testimoniano la presenza dell’uomo paleolitico nel territorio del Municipio Roma – Montesacro.

A differenza dell’età paleolitica sono pochi i ritrovamenti che testimoniano, nel Municipio, la presenza dell’uomo nell’età neolitica. Più importante, invece, il sito rinvenuto nei pressi dell’attuale via di Settebagni risalente all’età eneolitica (età del rame). Purtroppo l’urbanizzazione del nostro territorio non ha permesso studi topografici approfonditi.

 

La protostoria

Per la “protostoria”, vale a dire il periodo nel quale si identificano le prime forme d’organizzazione sociale e i primi insediamenti stabili, le testimonianze archeologiche, anche se non sufficienti, sono più ragguardevoli.

La protostoria comprende le età del bronzo e del ferro.

In Italia l’età del bronzo corrisponde al periodo tra il XXIII sec. a.C. e la fine del secondo millennio a.C.

E’ in questo periodo che possiamo far risalire la nascita della società di “classe”: le risorse, i mezzi di produzione e i beni non sono a disposizione di tutta la comunità, ma divengono patrimonio di chi ha la possibilità di gestirli, trasmettendo questo privilegio alla propria discendenza diretta. Ci troviamo quindi di fronte a gruppi di uomini che si avviano verso una società dove le differenze socio-economiche divengono ereditarie.

Contemporaneamente a questi fondamentali cambiamenti sociali, gli insediamenti, sempre più stabili, cominciano ad ampliarsi. Fenomeno, questo, riscontrabile inizialmente nell’Etruria, dove cominciano a costituirsi i primi centri abitati. Questi primi complessi possono essere classificati come “protourbani”, perché anticipano le caratteristiche della città.

L’età del bronzo è suddivisa in quattro periodi: bronzo antico, bronzo medio, bronzo recente, bronzo finale.

In Italia centrale la sequenza cronologica dei ritrovamenti risalenti al periodo della protostoria e la loro insufficienza numerica, non permettono ancora uno studio storico appropriato, capace di tracciare le linee fondamentali dello sviluppo di una comunità.

All’interno della Riserva Naturale della Marcigliana le testimonianze archeologiche rinvenute sono databili soprattutto alla media età del bronzo e sono concentrate nei pressi del bacino idrico che si immette nel Fosso di Settebagni. Inoltre sono stati rinvenuti resti risalenti al bronzo antico e bronzo medio iniziale presso il Fosso di Tor San Giovanni, del bronzo medio pieno in prossimità del Fosso Ornale nella Tenuta di Capitignano, del bronzo medio avanzato nei pressi di via della Marcigliana e del Fosso delle Spallette.

 

Dai villaggi alle città

Nel territorio dei Latini si assiste alla nascita dei primi centri urbani tra i quali Roma che, dalla seconda metà dell’VIII sec. a.C., accrescendo i propri possedimenti, consolida una posizione di spicco nella regione. Il territorio su cui si sviluppa l’antica città di Crustumerium, oggi offre elementi archeologici che consentono di ricostruire il paesaggio della Riserva Naturale della Marcigliana di 2.500 anni fa.

Il X sec. a.C. è il periodo convenzionalmente riconosciuto del passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro delle popolazioni del Lazio meridionale e coincide con un notevole aumento dell’inurbamento, anche se non con l’intensità che si registra a nord del Tevere (Etruria).

Spesso i luoghi scelti per l’edificazione di questi villaggi privilegiano posizioni facilmente difendibili e, ove possibile, di controllo dei tracciati utilizzati per gli scambi commerciali. In funzione delle esigenze delle popolazioni e dell’uso che queste fanno delle nuove tecnologie, gli scambi commerciali subiscono un forte incremento. La scarsità di materie prime nel Lazio meridionale porta a fitti scambi con l’Etruria, terra ricca di giacimenti minerari.

I centri maggiori sono originariamente concepiti in nuclei abitativi costituiti da capanne a pianta ovale o circolare e, successivamente, a pianta rettangolare.

Dalla metà del VII sec. a.C. compaiono le prime strutture con tetti coperti da tegole.

Dal IX sec. a.C. la crescita demografica determina una differenziazione dei ruoli ed assumono una sempre più grande importanza le attività artigianali specializzate.

Tra la fine dell’VIII e la metà del VII sec. a.C. emergono importanti famiglie che cominciano ad accumulare grandi ricchezze e a distinguersi per le sepolture arricchite da corredi ed oggetti dell’area mediterranea orientale. Sono queste famiglie a realizzare le prime opere di pubblica utilità negli abitati.

Da qui ha inizio un lungo cammino che sconvolgerà gli assetti della società sfociando nella caduta della monarchia con la nascita della repubblica di Roma (509 a.C.).

 

L’antica città di Crustumerium

La storia

Crustumerium è un’antica città latina, affacciata sul Tevere, tra Eretum (nei pressi di Monterotondo) e Fidenae. Fino a pochi decenni fa si ignorava ancora l’ubicazione della città. Solo grazie alle ricognizioni effettuate da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli tra il 1974 e il 1976, si è potuto localizzare l’antico centro sulla collina della Torretta e di Campo Grande alla Marcigliana. Crustumerium è situata su un pianoro difeso naturalmente su tre versanti e posto in posizione strategica a controllo della valle del Tevere e di quell’antichissimo tracciato viario che in età romana prenderà il nome di via Salaria.

La città visse il suo massimo splendore tra l’XI e il VI sec. a.C. e, già nella prima età del ferro (X – IX sec. a.C.), l’insediamento, costituito da capanne, occupava una superficie di 60 ettari.

In età romulea Crustumerium compare secondo, Virgilio (Eneide, VII, 629-631), tra le cinque città che procurarono le armi per combattere Enea. Il centro è menzionato anche da Dionigi e Livio come una delle città che, con Antemnae e Caenina, subirono il celebre “ratto delle sabine”. Nella guerra scoppiata in seguito all’episodio, Crustumerium si schierò contro Roma al fianco delle due città sopra citate. Immediata fu la controffensiva romana che si rese concreta con l’occupazione delle tre città alleate.

Questa sconfitta portò Crustumerium a stringere un accordo di tregua con l’Urbe; alleanza testimoniata dalla vicenda che vide i Crustumini donare viveri a Roma, colpita da una carestia, ma mai giunti a destinazione perché sequestrati da Fidenae.

Agli inizi del VI sec. a.C., la città fu di nuovo sottomessa per mano di Tarquinio Prisco e, successivamente, con la capitolazione della città nel 499 a.C., l’agro di Crustumerium fu incluso nei domini di Roma.

Proprio l’agro di Crustumerium fu luogo negli anni successivi degli scontri tra Romani e Sabini.

Dalla metà del V sec. a.C., a causa del crescente spopolamento del centro, Crustumerium non ebbe più la rilevanza precedente. Inoltre, con la conquista nel 396 a.C. di Veio da parte dei Romani, il collegamento viario tra l’Etruria e la Campania, vitale per l’economia di Crustumerium, fu interrotto provocando il crollo definitivo della città.

Lo scrittore del I sec. d.C. Plinio il Vecchio, collocò Crustumerium tra le città latine situate nella Regia prima augustea, quando il centro era già da tempo scomparso.

Le evidenze archeologiche rinvenute

 L’abitato

Gli scavi effettuati fino ad ora nell’area dell’abitato hanno portato alla luce un pozzetto scavato nella roccia (830-770 a.C.), resti di un edificio e di un forno (VII-VI sec a.C.), tracce di un asse stradale e resti di mura in blocchi di tufo.

 

Le necropoli

Due sono le aree sepolcrali in cui si è scavato regolarmente: Monte Del Bufalo e Sasso Bianco.

La prima è posta in prossimità di quello che si presume essere il limite urbano. L’altra si trova nella più vasta area di Campo Grande, vicino all’attuale via Salaria.

Le necropoli erano costituite da un numero elevato di tombe (più di un migliaio) di diversi tipi, databili tra il IX e il VI sec. a.C., che racchiudevano ricchi corredi con anfore, tazze e vasi dalle fatture singolari, uniche nel loro genere.

Per saperne di più sull’antica città di Crustumerium, visitate lo straordinario sito realizzato dall’Istituto di Archeologia dell’Università olandese di Groningen (GIA), “The People and the State Archaeological Project.

Crustumerium-carta di Gell

 

Il sito della necropoli di Monte del BufaloIl sito della necropoli di Monte del Bufalo.Il sito della necropoli di Monte del Bufalo2Il Casale di Cisterna Grande, di proprietà della Soprintendenza, nei pressi della necropoli di Monte del BufaloIl Casale di Cisterna Grande, di proprietà della Soprintendenza, nei pressi della necropoli di Monte del Bufalo.Il Casale di Cisterna Grande, di proprietà della Soprintendenza, nei pressi della necropoli di Monte del Bufalo2

 

 

L’età romana

In età arcaica i centri di Fidenae e Crustumerium rivestirono un ruolo di notevole importanza politica ed economica. La posizione strategica, a dominio della valle del Tevere e dei percorsi di collegamento tra Etruria e Campania, consentì alle due città di raggiungere ricchezza sviluppo e splendore. I popoli confinanti (Sabini, Etruschi e Romani), comprendendo l’importanza strategica del suddetto territorio, entrarono presto in conflitto per contenderselo. Secondo alcune fonti storiche, sin dai tempi di Romolo, Crustumerium e Fidenae entrarono in contrasto con Roma. Livio e Dionigi d’Alicarnasso documentano la guerra a seguito del ratto delle sabine, che contrapponeva le città di Caenina, Crustumerium e Antemnae all’Urbe. I Crustumini, in seguito alla sconfitta, furono deportati a Roma e il loro territorio fu spartito tra i coloni romani.

Secondo Livio la definitiva conquista da parte romana di Crustumerium risale al 500-499 a C. e quella di Fidenae al 426 a. C.. L’influenza culturale che esercitò l’Urbe è riscontabile già in epoche precedenti, come testimoniato dal ritrovamento a Fidenae di un’antefissa realizzata in stile romano e ritraente la divinità Iuno Lanuvia.

Espugnata Veio nel 396 a. C. Roma conseguiva l’egemonia sull’Etruria meridionale. A seguito di questi eventi la zona fu soggetta ad una crisi economica e demografica che determinò il progressivo abbandono della via che da Veio conduceva in Campania attraverso i centri di Gabii e Preneste. L’istituzione della tribù dei claudii, a nord dell’Aniene, e della tribù clustumina, nella zona di Crustumerium, sancisce il possesso romano di questi territori e ne determina il nuovo assetto.

Nel 390 a. C. l’esercito romano, nel tentativo di arrestare l’avanzata gallica, si schierò nei pressi del Fiume Allia, che all’epoca costituiva il confine settentrionale dell’Urbe.

 

La battaglia sul Fiume Allia

Il 18 luglio è indicato dai Romani nel loro calendario come Dies Alliensis (giorno dell’Allia), a memoria della data in cui ricorreva la sconfitta subita presso il Fiume Allia per mano dei Galli.

I Galli Senoni, penetrati nella pianura Padana nel VI e V sec. a.C. e stanziatisi nelle Marche agli inizi del IV sec. a.C., attratti dalle ricchezze dei centri costieri tirrenici, attraversarono l’Etruria e giunsero nel Lazio. Nel 390 a.C., ad undici miglia dall’Urbe, lungo le rive dell’Allia (oggi Fosso Maestro) in prossimità di Crustumerium, avvenne la battaglia tra i Galli guidati da Brenno e i Romani. Nonostante la discesa dei Galli fosse stata ripetutamente annunciata, l’esercito romano fu messo insieme in gran fretta, arruolando una leva di 15.000 uomini a contrastare i 30.000 guerrieri Galli. Un esercito, quello romano, cosiddetto falangitico, cioè ordinato sul campo di battaglia con un rigido e compatto schieramento frontale era formato dai velites (o armati alla leggera), dalla leva più giovane con armi migliori e, in seconda linea, come estremo fronte difensivo, dai veterani.

La staticità dello schieramento romano, che per risultare impenetrabile aveva ridotto al minimo lo spazio tra i legionari per formare un muro con gli scudi e le lance, fu alla base della sconfitta.

I Tribuni dispiegarono lo schieramento al di qua dell’Allia, all’XI miglio della Salaria, con l’ala sinistra attigua al Tevere, il centro all’imbocco del passo della Marcigliana e l’ala destra sulle pendici del colle presso Crustumerium. Proprio lo schieramento di destra fu sorpreso da un primo attacco a cuneo dei Galli che, passato l’Allia, avevano travolto facilmente i velites. Brenno, infatti, temendo che le riserve romane disposte sull’altura lo avrebbero impegnato nel mezzo della battaglia scagliandosi contro il suo esercito in pianura, anticipò le iniziative romane attaccando direttamente le riserve di destra che, sorprese dalla strategia nemica, retrocessero dandosi alla fuga per i boschi di Fidenae. I Galli quindi si riversarono sugli schieramenti di centro e di sinistra dell’esercito romano ormai scoperto che, per sottrarsi alla carneficina, si ritirò attraversando il Tevere per rifugiarsi a Veio.

Vinta la battaglia, i Galli si spinsero fino a Roma saccheggiandola e incendiandola. Assediarono il Campidoglio (secondo alcune fonti antiche sembrerebbe che gli invasori siano riusciti persino ad espugnarlo), ma, non interessati al dominio territoriale, dopo il saccheggio si ritirarono.

Tuttavia la tradizione romana attribuisce la liberazione della città al dittatore Camillo, che sconfisse i Galli recuperando l’oro.

Il dies fu proclamato religiosus, giorno in cui si riteneva nefasto svolgere qualsiasi cosa.

Per controbilanciare la ricorrenza negativa, con oculata e sagace scelta, i Romani istituirono un importante festa nel loro calendario nei giorni 19 e 21 luglio dedicandola alle divinità dei boschi che avevano consentito la salvezza dei soldati in fuga (Lucarie). Questa ricorrenza fausta viene riproposta nell’area demaniale di Crustumerium, all’interno della Riserva Naturale della Marcigliana. Da notare anche il raro esempio di toponomastica urbana pertinente, rappresentato dall’esistenza (dagli anni ’50) di via delle Lucarie a Settebagni.

Battaglia dell’Allia secondo Lorenzo Quilici e Stefania Quilici

Battaglia sul fiume Allia secondo De Sanctis

Battaglia sul fiume Allia secondo Kromayer e Veith

La Marcigliana dal medioevo al ‘900

Con l’estensione della pratica latifondista dei terreni in epoca medievale si verificò nel territorio del Municipio Roma – Montesacro una significativa diminuzione della popolazione. Al contrario, lungo la via Nomentana, all’altezza delle catacombe di S. Alessandro e nei pressi del centro di Castel Giubileo, vi fu una crescita demografica dovuta al sistema detto domuscultae che, sviluppatosi con papa Zaccaria (741-752) e papa Adriano I (772-795), intendeva realizzare dei centri agricoli abitati da contadini e sorvegliati da piccoli presidi. Fu con questo sistema che la Chiesa poté estendere il suo dominio e controllare contemporaneamente i propri possedimenti dalle sempre più frequenti invasioni barbariche.

Questa organizzazione del territorio, che presentava fino al IX – X secolo estesi poderi di proprietà di enti ecclesiastici che dopo dure lotte passarono alle più importanti famiglie romane, si consolidò fino alla seconda metà del XV secolo e si perpetuò in pratica fino ai primi del ‘900.

Il numero delle tenute sorte sul territorio rimase in pratica invariato dal 1600 per i tre secoli successivi. Il casale era il fulcro del fondo e concentrava la sua economia sull’allevamento. Dai documenti antichi, comunque, si deduce la presenza di appezzamenti coltivati a vigneti nelle vicinanze di Ponte Salario e Tufello nel 1300, a Castel Giubileo (di cui era famosa la produzione di vini bianchi) nel XVI – XVII secolo e nei pressi di Casal Boccone e Casal de’ Pazzi nel 1600. L’attuale zona di Vigne Nuove prende questa denominazione dai vigneti che furono impiantati nel 1700. Interessante ricordare la derivazione di altri nomi di località: Redicicoli, derivante da radiciola (radicchio, cicoria), e Serpentara che ricorda un’area infestata dai serpenti.

Tra il 1878 e il 1911 furono emanate le leggi di bonifica agraria che determinarono il primo frazionamento delle terre. In questo periodo furono realizzate nuove strutture abitative: i casali dell’attuale agro romano. Costruiti con tipologia uniforme e concepiti come centri per il lavoro delle terre, questi casali erano più adeguati alle esigenze del tempo.

Riserva Naturale della Marcigliana (19)

La Marcigliana e la sua storia

Quando si descrive la storia della Riserva Naturale della Marcigliana, non si può fare a meno di accennare alla città di Roma e in particolare al Municipio III Roma – Montesacro che racchiude la Riserva all’interno del suo territorio.

 

I ritrovamenti archeologici, rinvenuti nel Municipio Roma – Montesacro, documentano la presenza di insediamenti umani nel territorio sin da epoche lontane.

A partire dalla scoperta dei crani fossilizzati di Saccopastore del Paleolitico Medio, quando la morfologia stessa del territorio si discostava da quella attuale, il Municipio Roma – Montesacro ha visto succedersi innumerevoli insediamenti risalenti anche ad ere preistoriche, di cui rimangono solo labili tracce.

Anche il territorio della Marcigliana è stato popolato sin dalla preistoria. Risalgono al Paleolitico Medio e Superiore i ritrovamenti di industria litica con strumenti su selce, e nuclei effettuati tra il 1981 – 82 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma all’interno delle tenute di Boccoccino, Tor San Giovanni, Casale delle Donne, Bufalotta e al Neolitico ed al Bronzo Medio-Recente le tracce rinvenute nelle tenute di Tor San Giovanni, Case Nuove e Capobianco.

In seguito, in epoca arcaica, città come Crustumerium e Fidenae furono edificate laddove l’uomo aveva trovato condizioni ottimali per creare insediamenti protetti naturalmente e con terreni fertili da coltivare.

Successivamente ci fu l’espansione di Roma che assorbì questi centri. Sono ancora forti le tracce di epoca repubblicana ed imperiale che videro il sorgere di ville e sepolcri, spesso adiacenti alle principali vie di comunicazione. In particolar modo le vie consolari, come la via Salaria e Nomentana che lambiscono la Riserva, rappresentarono, oltre ad un esempio delle tecnologie e delle capacità costruttive di cui disponeva Roma, anche un elemento fondamentale nello sviluppo e nell’espansione dell’Urbe, poiché consentivano un fitto scambio commerciale ed un rapido spostamento degli eserciti.

Fu all’interno della Riserva, nei pressi del fiume Allia (attuale fosso Maestro), che l’esercito romano fu sconfitto dai Galli di Brenno nella battaglia del 390 a.C.

Nel periodo medioevale vi fu una fase di declino, caratterizzata da un’involuzione dell’Urbe, che si riflesse inevitabilmente sul paesaggio dell’agro romano. Con lo scopo di difendere Roma dalle invasioni barbariche, il papato realizzò centri agricoli abitati da contadini, e sorvegliati da piccoli presìdi, fortificando molte delle preesistenti costruzioni d’epoca romana.

Questa organizzazione del territorio, formata fino al IX – X secolo da estesi poderi di proprietà di enti ecclesiastici che dopo dure lotte passarono alle più importanti famiglie romane, si consolidò fino alla seconda metà del XV secolo e si perpetuò fino ai primi del ‘900.

L’antica città di Crustumerium, le tante realtà archeologiche e storiche, dai resti di epoca romana, ai casali e alle torri di epoca medievale, rende la Riserva Naturale della Marcigliana un luogo unico, sintesi di natura e storia.

 

La realizzazione di questo capitolo mira alla maturazione di una consapevolezza delle ricchezze storiche ed archeologiche della Riserva. Oggi i nuovi ritrovamenti ci lasciano intuire quanto ancora ci sia da studiare e da scoprire. Questa grande ricchezza, gestita in modo adeguato, può valorizzare, nel caratterizzarlo, il territorio della Marcigliana.

Eufrosino della Volpaia - In evidenza la Riserva Naturale della Marcigliana