Archivi categoria: La Riserva Naturale della Marcigliana

- La Via Francigena di San Francesco, Via di Roma

La Via Francigena di San Francesco fa parte dell’itinerario culturale “La Via di Roma” uno dei percorsi inseriti nel progetto “I Cammini d’Europa”. Da Vienna conduce in Italia, attraversando Venezia, Ravenna, Assisi e Rieti, verso sud fino a Roma per raggiungere la tomba dell’apostolo Pietro, ripercorrendo i luoghi legati al santo d’Assisi in terra umbra e laziale. Il cammino emozionante,  viene intrapreso non solo dalle persone mosse dalla fede, ma anche da chi desidera immergersi nella natura e osservare le bellezze culturali e paesaggistiche di luoghi che risultano ancora oggi immutati, sperimentando un’altra dimensione e scansione del tempo, nel lento procedere lungo il percorso.

Venendo da Monterotondo e percorrendo via di Valle Ricca dopo una lunga salita, si giunge all’interno della Marcigliana, dove si apre uno straordinario paesaggio sulla campagna Romana, che si affaccia su  tutta la metropoli,  da cui è possibile ammirare la cupola della Basilica di San Pietro. Questa è la prima visione di Roma, capitale della Cristianità, che compare al turista pellegrino appena giunto all’interno della Riserva.

La Riserva Naturale della Marcigliana, quindi, come porta d’ingresso alla Città Eterna capace di accogliere adeguatamente il turista che dopo un lungo viaggio giunge alla sua meta.

 

 

- La struttura di Santa Maria della Pietà nella Marcigliana

Presa via Bartolomea Capitanio, si giunge davanti all’affascinante complesso novecentesco, oggi in disuso, di Santa Maria della Pietà nella Marcigliana.

La struttura, posta sulla collina che domina la valle del fosso di Formicola, isolata e spettrale, ancora oggi si pensa abbia ospitato un manicomio prima di cadere nel totale abbandono. Una teoria “suggestiva”, visto il suo aspetto tetro, probabilmente erroneamente avallata da alcune scene, girate in loco nel 1977, del film con Tomas Milian, “La banda del gobbo” (di Umberto Lenzi) dove lo si rappresentava come un ospedale psichiatrico.

In realtà l’esigua documentazione a disposizione, ci fa dedurre che l’edificio fu realizzato presumibilmente nel lontano 1933, grazie all’intervento dell’allora Senatore della Repubblica Carlo Scotti (1863-1940), per ospitare al suo interno un orfanotrofio femminile gestito dalle suore della Carità. In seguito nei primi anni ’70 del secolo scorso, convertito in istituto geriatrico e infine dismesso agli inizi degli anni ’90, attualmente è di proprietà della Asl Roma A.

A conferma della trasformazione in istituto per anziani, vengono in aiuto alcune  scene del film “I nuovi Mostri” (di Risi, Monicelli e Scala) anch’esso del 1977, nel malinconico episodio “Come una regina”, dove Alberto Sordi abbandona l’anziana madre proprio in un ospizio.

Queste scene, girate all’esterno e all’interno dell’istituto, ci danno la possibilità di ammirare in tutta la sua bellezza, il complesso allora ancora in vita.

La struttura in una scena tratta dal film La banda del Gobbo di Umberto Lenzi del 1977 L'ex istituto geriatrico in una scena tratta dal film I nuovi Mostri (di Risi, Monicelli e Scala) del 1977, L'ex istituto geriatrico in una scena tratta dal film I nuovi Mostri (di Risi, Monicelli e Scala) del 1977

- La Colonia Agricola Romana della Bufalotta

A partire dai primi anni del ‘900, la Marcigliana e in particolare la tenuta della Bufalotta, di proprietà del Pio Istituto della Santissima Annunziata di Roma, fu interessata, come il resto della campagna romana, da una risolutiva opera di bonifica agraria per debellare la malaria. In questo contesto fu istituita la prima scuola comunale della zona, ospitata in una capanna di legno. Pochi anni dopo, nel 1914, la Congregazione di Carità fonda la “Colonia Agricola”, una scuola di formazione professionale agraria con annesso convitto riservato agli orfani di guerra e ai bambini abbandonati della provincia. L’istituto, intitolato a Raffaele Lambruschini (noto pedagogista e studioso di problemi agricoli 1788-1873), e gestito dai Padri Giuseppini fino al 1952, era fornito dell’Azienda Famiglia: un fondo di 80 ettari, coltivato a frutteto, vigna, orto e grano per la farina, dotato di macchinari all’avanguardia, di ampie stalle per il ricovero del bestiame e di impianti idraulici e elettrici, nel quale gli studenti, dopo aver frequentato la scuola elementare, il corso di avviamento con indirizzo agrario ed aver contemporaneamente compiuto il tirocinio teorico-pratico, potevano lavorare dividendosi gli utili.

Durante tutto il periodo dell’occupazione nazista, le attività furono interrotte e la Colonia divenne una sede del comando tedesco, per essere successivamente riavviate solo dopo la Liberazione.

Nel 1963 la scuola di avviamento veniva sostituita dalla SMS “Alfredo Panzini”. Nel 1970 l’Istituto professionale per l’agricoltura cessava le sue attività e veniva rimpiazzato dal Liceo sperimentale unitario che rimase operante fino al 1979, anno in cui ambedue le istituzioni venivano trasferite in nuove sedi più centrali. Dal 1980 la struttura ospiterà la succursale dell’ITA ex E. De Fonseca, in seguito alla ristrutturazione dell’edificio centrale di Via della Colonia Agricola, la struttura è diventata sede autonoma dal 1985 al 2000. Dall’anno scolastico 2000/01 il plesso è tornato ad essere succursale dell’Istituto Tecnico Agrario Statale intitolato ad Emilio Sereni (1907-1977) scrittore, partigiano, politico e storico dell’agricoltura.

La Colonia Agricola della Bufalotta come appariva nel 1915

- Il Lago della Bufalotta

Il Lago della Bufalotta, un bacino idrico rinaturalizzato che conserva il biotipo autoctono. Un’area di rispetto dove ne l’agricoltura ne la mano dell’uomo hanno modificato la natura. Un luogo nel quale si pratica un’ attività sportiva ecosostenibile, la Pesca Ludica Etica, che ha bisogno ancora di molta tutela, proprio per garantire che il suo delicato ecosistema venga preservato. Tutto questo risponde all’esigenza conservativa e di sviluppo manifestata nel progetto “Marcigliana in rete” proposto dal Coordinamento della Rete Ecologica Roma Montesacro.

Riserva Naturale della Marcigliana (23)

La Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana fa parte delle aree protette di Roma Capitale gestite dall’Ente Regionale RomaNatura.

Lasciato alle spalle lo stress del traffico cittadino, si accede in un territorio di antica vocazione agricola, rimasto magicamente immutato. Un esempio di Agro Romano che contribuisce ad una visione di un futuro auspicabile,  dove può essere appagata la necessità di aria e luce, godendo dei suoi incantevoli paesaggi e della sua antica storia. Concedendoci un frammento di vita migliore.

 

Riserva Marcigliana-carta di Cingolani

Ubicazione e perimetro

La Riserva Naturale della Marcigliana è situata a nord-est della Capitale, al difuori del G.R.A., ed é completamente racchiusa all’interno del Municipio III Roma-Montesacro. L’area, che si estende su un gruppo d’alture subito ad est dell’ampia pianura alluvionale del Tevere, è delimitata ad ovest dall’autostrada Roma-Firenze e dalla via Salaria, a nord dai confini comunali di Monterotondo, Fonte Nuova e Guidonia, ad est dalla via Nomentana e a sud dal Grande Raccordo Anulare.

Con i suoi 4.696 ettari, la Riserva ha vocazione prevalentemente agricola (il 75% della superficie); una porzione di Agro Romano di inestimabile valore che racchiude in se realtà naturalistiche, storiche, socioculturali e produttive di notevole rilevanza.

 

Geomorfologia

Il comprensorio interessato dalle grandi tenute della Marcigliana e di Tor S.Giovanni è caratterizzato dalla piana del Tevere e dai rilievi collinari ad est di questa. La pianura del Tevere è di formazione alluvionale continentale, con depositi palustri e lacustri di sabbie, argille e ghiaie. È  quasi totalmente sfruttata ad uso agricolo. Il vero cuore del parco, però, è la zona collinare delimitata ad ovest dalla piana, a sud dal Fosso della Bufalotta e a nord dal Rio del Casale, che segna anche il limite del Comune di Roma. Queste colline, per lo più basse ed arrotondate, hanno sul fronte del Tevere frange assai frastagliate e ripide, anche se raramente presentano pareti a picco sulla pianura. In quest’area sono presenti affioramenti di rocce vulcaniche d’origine piroclastica, dovute all’attività del Vulcano Sabatino, e che costituiscono l’elemento litologico predominante dell’intera area.

Il parco della Marcigliana costituisce il tipico esempio del paesaggio noto come Campagna Romana, caratterizzato da pascoli, macchie, ripiani tufacei con le caratteristiche profonde incisioni costituite da ripide pendici che delimitano stretti e pianeggianti fondovalle, e dolci valli percorse da ruscelli, alla cui testata è facile trovare salti d’acqua e piccole cascatelle, e da numerosi fossi, tutti ricchi d’acqua, anche detti “forre”. Questa realtà paesaggistica, grazie anche al buono stato di conservazione ambientale, racchiude in sé tutti gli elementi da sempre tipici dei territori attorno a Roma, e che hanno incantato, nel corso dei secoli, qualunque artista o semplice viaggiatore li attraversasse. L’uomo che li ha abitati ha utilizzato a pascolo e coltivazione le dolci fertili colline tufacee, trascurando, invece, le zone di forra ed i versanti più ripidi ed inaccessibili, che hanno così mantenuto l’originaria vegetazione forestale.

Flora

Le basse colline arrotondate sono ancora coltivate a seminativo estensivo o destinate a pascolo, mentre le valli sono ricoperte da vegetazione a macchia, costituita prevalentemente da querceto misto laziale con presenza di roverella e cerro nelle zone più alte ed assolate, e di farnia e farnetto nelle parti più umide e fresche.

L’elemento arboreo più importante dell’area è sicuramente il Cerro (Quercus cerris). I suoi estesi “boschetti” occupano alcune vallette e i loro versanti meno acclivi, dando origine a formazioni arboree che evidenziano un certo grado di maturità ecologica. Il tipico ambiente di “forra” del Fosso Formicola offre alcuni tra gli scorci più suggestivi dell’intera area: la presenza di un salto d’acqua di circa 8 metri e la fitta vegetazione chiusa a Nocciolo (Corylus avellana), Sambuco (Sambucus nigra) e Fico (Ficus carica), che segue fedelmente il corso del torrente, ne fanno uno dei siti con maggior valore naturalistico. Laddove, invece, i torrenti non occupano profonde incisioni, ma scorrono lungo vallette più o meno ampie e dai dolci pendii, s’instaura una vegetazione dominata dal Salice bianco (Salix alba), tipico albero delle pianure alluvionali e dei suoli poco drenati. Sugli orli delle forre, dove in pratica le ripide pareti sub-verticali di queste si raccordano alle pianure ondulate sovrastanti, si ha la presenza del Leccio (Quercus ilex), che trova la sua nicchia più favorevole proprio dove, per la forte acclività del suolo, l’acqua non può raccogliersi e infiltrarsi, e dove esso può quindi affondare le sue radici in un ambiente relativamente asciutto. Tipici dell’area sono anche piccole macchie ad Olmo campestre (Ulmus minor), che spesso si rinviene anche isolato nei pascoli. Esso è un albero molto importante per la dinamica evolutiva dello stesso bosco a Cerro, formando la vegetazione cosiddetta di “mantello”, una sorta di cerniera con il prato, necessaria all’espansione e ricolonizzazione del bosco. Di questa “cerniera” fanno parte anche alcune specie arbustive quali il Biancospino, il Rovo, il Prugnolo, il Berretto del Prete e la Rosa selvatica comune, che si consociano a formare una vegetazione molto densa, che arriva ad un’altezza di 2 metri, ma che viene spesso sradicata dagli agricoltori che operano nella zona, in quanto è così intricata e inattraversabile da rendere improduttiva l’area, nonostante la sua importanza per la vita del bosco.

L’ambiente di prato è certamente il più diversificato e ricco di specie, assumendo aspetti assai differenti al variare delle condizioni ecologiche. L’aspetto momentaneo che ogni appezzamento assume è direttamente dipendente dalla pratica colturale della “rotazione”: si alternano così luminose fioriture a Scarlina, Veccie, Trifogli, Crisantemi ed Orchidee ad aspetti più tipicamente a prateria, dominati da numerose specie di Graminaceae, tra le quali il Falso grano e l’Orzo bulboso, e Leguminosae. Le famiglie meglio rappresentate sono le Compositae (Margherite, Cardi, Fiordalisi, ecc.). Tra le presenze floristiche rilevate nella zona sono inoltre degne di nota l’Agrifoglio, il Pungitopo, la Malva selvatica ed il bellissimo Giaggiolo acquatico, appartenente alle Iridacee, i cui fiori danno, in primavera, la caratteristica colorazione gialla alle aree umide della riserva.

Fauna

Prima della costituzione della riserva, la fauna era costantemente minacciata dal processo d’urbanizzazione e dall’attività venatoria. Rilevanti e d’estremo interesse sono ora, invece, le presenze di mammiferi quali, la Volpe, la Faina, la Donnola, il Tasso, l’Istrice e, soprattutto, la Lepre italica, specie autoctona della Campagna Romana, oltre alla presenza di una colonia di Daini (tra i 15 e i 20 esemplari). Alcune di queste specie, come l’Istrice ed il Tasso, trovano nelle zone medio umide costituite da cespuglieti e ambienti di forra, all’interno delle macchie arbustive, il luogo ideale di sviluppo e di riparo, grazie alla costante attività vegetazionale e alla difficoltà di ispezione da parte dell’uomo. Nelle zone più umide si possono osservare le Raganelle, il Rospo comune, il Rospo smeraldino, la Rana greca e la rara Salamandrina terdigitata. Tra l’avifauna rapace sono degni di nota il Nibbio bruno, lo Sparviero, il Barbagianni, la Civetta, il Gufo comune e l’Allocco. Tra l’ittiofauna vi sono lo Spinarello e il Granchio d’acqua dolce, notoriamente indicatore di buona qualità delle acque. Infine, tra i rettili vi sono il Biacco, il Saettone, l’Orbettino, la Luscengola, la Vipera comune e una discreta varietà di sauri tra cui il Ramarro.

Studio dell’ACA (Associazione Cultura e Ambiente)