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- Il Lago della Bufalotta

Il Lago della Bufalotta, un bacino idrico rinaturalizzato che conserva il biotipo autoctono. Un’area di rispetto dove ne l’agricoltura ne la mano dell’uomo hanno modificato la natura. Un luogo nel quale si pratica un’ attività sportiva ecosostenibile, la Pesca Ludica Etica, che ha bisogno ancora di molta tutela, proprio per garantire che il suo delicato ecosistema venga preservato. Tutto questo risponde all’esigenza conservativa e di sviluppo manifestata nel progetto “Marcigliana in rete” proposto dal Coordinamento della Rete Ecologica Roma Montesacro.

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La Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana fa parte delle aree protette di Roma Capitale gestite dall’Ente Regionale RomaNatura.

Lasciato alle spalle lo stress del traffico cittadino, si accede in un territorio di antica vocazione agricola, rimasto magicamente immutato. Un esempio di Agro Romano che contribuisce ad una visione di un futuro auspicabile,  dove può essere appagata la necessità di aria e luce, godendo dei suoi incantevoli paesaggi e della sua antica storia. Concedendoci un frammento di vita migliore.

 

Riserva Marcigliana-carta di Cingolani

Ubicazione e perimetro

La Riserva Naturale della Marcigliana è situata a nord-est della Capitale, al difuori del G.R.A., ed é completamente racchiusa all’interno del Municipio III Roma-Montesacro. L’area, che si estende su un gruppo d’alture subito ad est dell’ampia pianura alluvionale del Tevere, è delimitata ad ovest dall’autostrada Roma-Firenze e dalla via Salaria, a nord dai confini comunali di Monterotondo, Fonte Nuova e Guidonia, ad est dalla via Nomentana e a sud dal Grande Raccordo Anulare.

Con i suoi 4.696 ettari, la Riserva ha vocazione prevalentemente agricola (il 75% della superficie); una porzione di Agro Romano di inestimabile valore che racchiude in se realtà naturalistiche, storiche, socioculturali e produttive di notevole rilevanza.

 

Geomorfologia

Il comprensorio interessato dalle grandi tenute della Marcigliana e di Tor S.Giovanni è caratterizzato dalla piana del Tevere e dai rilievi collinari ad est di questa. La pianura del Tevere è di formazione alluvionale continentale, con depositi palustri e lacustri di sabbie, argille e ghiaie. È  quasi totalmente sfruttata ad uso agricolo. Il vero cuore del parco, però, è la zona collinare delimitata ad ovest dalla piana, a sud dal Fosso della Bufalotta e a nord dal Rio del Casale, che segna anche il limite del Comune di Roma. Queste colline, per lo più basse ed arrotondate, hanno sul fronte del Tevere frange assai frastagliate e ripide, anche se raramente presentano pareti a picco sulla pianura. In quest’area sono presenti affioramenti di rocce vulcaniche d’origine piroclastica, dovute all’attività del Vulcano Sabatino, e che costituiscono l’elemento litologico predominante dell’intera area.

Il parco della Marcigliana costituisce il tipico esempio del paesaggio noto come Campagna Romana, caratterizzato da pascoli, macchie, ripiani tufacei con le caratteristiche profonde incisioni costituite da ripide pendici che delimitano stretti e pianeggianti fondovalle, e dolci valli percorse da ruscelli, alla cui testata è facile trovare salti d’acqua e piccole cascatelle, e da numerosi fossi, tutti ricchi d’acqua, anche detti “forre”. Questa realtà paesaggistica, grazie anche al buono stato di conservazione ambientale, racchiude in sé tutti gli elementi da sempre tipici dei territori attorno a Roma, e che hanno incantato, nel corso dei secoli, qualunque artista o semplice viaggiatore li attraversasse. L’uomo che li ha abitati ha utilizzato a pascolo e coltivazione le dolci fertili colline tufacee, trascurando, invece, le zone di forra ed i versanti più ripidi ed inaccessibili, che hanno così mantenuto l’originaria vegetazione forestale.

Flora

Le basse colline arrotondate sono ancora coltivate a seminativo estensivo o destinate a pascolo, mentre le valli sono ricoperte da vegetazione a macchia, costituita prevalentemente da querceto misto laziale con presenza di roverella e cerro nelle zone più alte ed assolate, e di farnia e farnetto nelle parti più umide e fresche.

L’elemento arboreo più importante dell’area è sicuramente il Cerro (Quercus cerris). I suoi estesi “boschetti” occupano alcune vallette e i loro versanti meno acclivi, dando origine a formazioni arboree che evidenziano un certo grado di maturità ecologica. Il tipico ambiente di “forra” del Fosso Formicola offre alcuni tra gli scorci più suggestivi dell’intera area: la presenza di un salto d’acqua di circa 8 metri e la fitta vegetazione chiusa a Nocciolo (Corylus avellana), Sambuco (Sambucus nigra) e Fico (Ficus carica), che segue fedelmente il corso del torrente, ne fanno uno dei siti con maggior valore naturalistico. Laddove, invece, i torrenti non occupano profonde incisioni, ma scorrono lungo vallette più o meno ampie e dai dolci pendii, s’instaura una vegetazione dominata dal Salice bianco (Salix alba), tipico albero delle pianure alluvionali e dei suoli poco drenati. Sugli orli delle forre, dove in pratica le ripide pareti sub-verticali di queste si raccordano alle pianure ondulate sovrastanti, si ha la presenza del Leccio (Quercus ilex), che trova la sua nicchia più favorevole proprio dove, per la forte acclività del suolo, l’acqua non può raccogliersi e infiltrarsi, e dove esso può quindi affondare le sue radici in un ambiente relativamente asciutto. Tipici dell’area sono anche piccole macchie ad Olmo campestre (Ulmus minor), che spesso si rinviene anche isolato nei pascoli. Esso è un albero molto importante per la dinamica evolutiva dello stesso bosco a Cerro, formando la vegetazione cosiddetta di “mantello”, una sorta di cerniera con il prato, necessaria all’espansione e ricolonizzazione del bosco. Di questa “cerniera” fanno parte anche alcune specie arbustive quali il Biancospino, il Rovo, il Prugnolo, il Berretto del Prete e la Rosa selvatica comune, che si consociano a formare una vegetazione molto densa, che arriva ad un’altezza di 2 metri, ma che viene spesso sradicata dagli agricoltori che operano nella zona, in quanto è così intricata e inattraversabile da rendere improduttiva l’area, nonostante la sua importanza per la vita del bosco.

L’ambiente di prato è certamente il più diversificato e ricco di specie, assumendo aspetti assai differenti al variare delle condizioni ecologiche. L’aspetto momentaneo che ogni appezzamento assume è direttamente dipendente dalla pratica colturale della “rotazione”: si alternano così luminose fioriture a Scarlina, Veccie, Trifogli, Crisantemi ed Orchidee ad aspetti più tipicamente a prateria, dominati da numerose specie di Graminaceae, tra le quali il Falso grano e l’Orzo bulboso, e Leguminosae. Le famiglie meglio rappresentate sono le Compositae (Margherite, Cardi, Fiordalisi, ecc.). Tra le presenze floristiche rilevate nella zona sono inoltre degne di nota l’Agrifoglio, il Pungitopo, la Malva selvatica ed il bellissimo Giaggiolo acquatico, appartenente alle Iridacee, i cui fiori danno, in primavera, la caratteristica colorazione gialla alle aree umide della riserva.

Fauna

Prima della costituzione della riserva, la fauna era costantemente minacciata dal processo d’urbanizzazione e dall’attività venatoria. Rilevanti e d’estremo interesse sono ora, invece, le presenze di mammiferi quali, la Volpe, la Faina, la Donnola, il Tasso, l’Istrice e, soprattutto, la Lepre italica, specie autoctona della Campagna Romana, oltre alla presenza di una colonia di Daini (tra i 15 e i 20 esemplari). Alcune di queste specie, come l’Istrice ed il Tasso, trovano nelle zone medio umide costituite da cespuglieti e ambienti di forra, all’interno delle macchie arbustive, il luogo ideale di sviluppo e di riparo, grazie alla costante attività vegetazionale e alla difficoltà di ispezione da parte dell’uomo. Nelle zone più umide si possono osservare le Raganelle, il Rospo comune, il Rospo smeraldino, la Rana greca e la rara Salamandrina terdigitata. Tra l’avifauna rapace sono degni di nota il Nibbio bruno, lo Sparviero, il Barbagianni, la Civetta, il Gufo comune e l’Allocco. Tra l’ittiofauna vi sono lo Spinarello e il Granchio d’acqua dolce, notoriamente indicatore di buona qualità delle acque. Infine, tra i rettili vi sono il Biacco, il Saettone, l’Orbettino, la Luscengola, la Vipera comune e una discreta varietà di sauri tra cui il Ramarro.

Studio dell’ACA (Associazione Cultura e Ambiente)

 

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La Marcigliana e la sua storia

Quando si descrive la storia della Riserva Naturale della Marcigliana, non si può fare a meno di accennare alla città di Roma e in particolare al Municipio III Roma – Montesacro che racchiude la Riserva all’interno del suo territorio.

 

I ritrovamenti archeologici, rinvenuti nel Municipio Roma – Montesacro, documentano la presenza di insediamenti umani nel territorio sin da epoche lontane.

A partire dalla scoperta dei crani fossilizzati di Saccopastore del Paleolitico Medio, quando la morfologia stessa del territorio si discostava da quella attuale, il Municipio Roma – Montesacro ha visto succedersi innumerevoli insediamenti risalenti anche ad ere preistoriche, di cui rimangono solo labili tracce.

Anche il territorio della Marcigliana è stato popolato sin dalla preistoria. Risalgono al Paleolitico Medio e Superiore i ritrovamenti di industria litica con strumenti su selce, e nuclei effettuati tra il 1981 – 82 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma all’interno delle tenute di Boccoccino, Tor San Giovanni, Casale delle Donne, Bufalotta e al Neolitico ed al Bronzo Medio-Recente le tracce rinvenute nelle tenute di Tor San Giovanni, Case Nuove e Capobianco.

In seguito, in epoca arcaica, città come Crustumerium e Fidenae furono edificate laddove l’uomo aveva trovato condizioni ottimali per creare insediamenti protetti naturalmente e con terreni fertili da coltivare.

Successivamente ci fu l’espansione di Roma che assorbì questi centri. Sono ancora forti le tracce di epoca repubblicana ed imperiale che videro il sorgere di ville e sepolcri, spesso adiacenti alle principali vie di comunicazione. In particolar modo le vie consolari, come la via Salaria e Nomentana che lambiscono la Riserva, rappresentarono, oltre ad un esempio delle tecnologie e delle capacità costruttive di cui disponeva Roma, anche un elemento fondamentale nello sviluppo e nell’espansione dell’Urbe, poiché consentivano un fitto scambio commerciale ed un rapido spostamento degli eserciti.

Fu all’interno della Riserva, nei pressi del fiume Allia (attuale fosso Maestro), che l’esercito romano fu sconfitto dai Galli di Brenno nella battaglia del 390 a.C.

Nel periodo medioevale vi fu una fase di declino, caratterizzata da un’involuzione dell’Urbe, che si riflesse inevitabilmente sul paesaggio dell’agro romano. Con lo scopo di difendere Roma dalle invasioni barbariche, il papato realizzò centri agricoli abitati da contadini, e sorvegliati da piccoli presìdi, fortificando molte delle preesistenti costruzioni d’epoca romana.

Questa organizzazione del territorio, formata fino al IX – X secolo da estesi poderi di proprietà di enti ecclesiastici che dopo dure lotte passarono alle più importanti famiglie romane, si consolidò fino alla seconda metà del XV secolo e si perpetuò fino ai primi del ‘900.

L’antica città di Crustumerium, le tante realtà archeologiche e storiche, dai resti di epoca romana, ai casali e alle torri di epoca medievale, rende la Riserva Naturale della Marcigliana un luogo unico, sintesi di natura e storia.

 

La realizzazione di questo capitolo mira alla maturazione di una consapevolezza delle ricchezze storiche ed archeologiche della Riserva. Oggi i nuovi ritrovamenti ci lasciano intuire quanto ancora ci sia da studiare e da scoprire. Questa grande ricchezza, gestita in modo adeguato, può valorizzare, nel caratterizzarlo, il territorio della Marcigliana.

Eufrosino della Volpaia - In evidenza la Riserva Naturale della Marcigliana

 

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I Produttori in rete

Appena entrati nella Riserva Naturale della Marcigliana, lasciataci alle spalle la città, ci appare probabilmente l’esempio più significativo di quello che è comunemente chiamato Agro Romano, un ambiente rappresentativo della peculiarità del paesaggio agrario italiano dove la presenza umana costituisce un fattore dominante e al tempo stesso qualificante.

Quasi 5.000 ettari di paesaggio rurale, ai confini con la Sabina, caratterizzato da dolci declivi coltivati e vallette coperte di vegetazione spontanea, nel quale sono presenti i segni della memoria storica ed insieme i caratteri connotativi del paesaggio.

In questo vasto territorio, rimasto perlopiù intatto, si esercita un’attività prevalentemente agricola che affonda le proprie radici nelle tradizioni delle vecchie tenute di proprietà di nobili romani e clero, in parte attualmente ancora immutate.

Famosa, in antichità, era la pera crustumina celebrata in numerosi scritti dell’epoca. Il grammatico Servio scrisse che “le pere crustumine sono quelle che hanno un lato rosseggiante e si chiamano in tal modo dalla cittadina di Crustumerium”. (Serv. Ad Geog.,II,88).

Alle innumerevoli aziende agricole e pastorali, si affiancano altre importanti attività imprenditoriali che hanno legato imprescindibilmente il loro lavoro alle bellezze naturalistiche e storiche della Riserva. Attività ricettive come B&B, agriturismo e ristoranti, di svago e sport come ippodromi, pesca sportiva e impianti sportivi.

In questo capitolo vogliamo farvi conoscere queste realtà, evidenziando in questo modo le cose da fare, le emozioni e le esperienze da vivere all’interno della Riserva.

 

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Eventi

Il Coordinamento Rete Ecologica Roma Montesacro, le associazioni ReBike e Brigate Verdi, NSA Roma Nord, Civici Pompieri Volontari, Attivamontesacro, Palestra Popolare Colle Salario e Associazione Walter Tobagi invitano Associazioni e Cittadini alla manifestazione “Biciclettando. Una festa di primavera per tutti, ciclisti e non, nella Riserva della Marcigliana alla scoperta del Lago della Bufalotta” che si svolgerà domenica 26 aprile 2015.

L’evento, patrocinato da Roma Capitale, dal Municipio Roma III e dall’ente Roma Natura, avrà inizio con la  ciclopedalata che partendo da piazza Sempione (il centro del nostro Municipio), raggiungerà il lago della Bufalotta, inserito nel magnifico contesto della Riserva Naturale della Marcigliana.

E’ possibile effettuare il percorso lungo di circa km 9, partendo da Piazza Sempione oppure il percorso breve, partendo dalla rotatoria all’incrocio tra via della Marcigliana e via della Bufalotta di km 2 (ideale per bambini).

Un momento di condivisione nell’incantevole ambiente offerto dal lago per raccontare la storia i progetti e le prospettive di un ecosistema unico a Roma.

Il Lago della Bufalotta,  ex bacino idrico naturalizzato, rappresenta un’area umida di notevole pregio ambientale conservando il biotipo autoctono della Riserva, un delicato ecosistema salvato fino ad oggi da una attività ecosostenibile come la pesca etica, che deve essere oggi sostenuto con maggior fermezza.

Questo è uno dei principali obbiettivi del progetto “Marcigliana in rete”, proposto dalla Rete Ecologica,  finalizzato alla tutela, promozione e valorizzazione del territorio, nella logica del potenziamento delle risorse ambientali, storiche ed economiche peculiari della Riserva della Marcigliana.

 

Programma:

Ore 09:30 Raduno a Piazza Sempione

Ore10:30 partenza da Piazza Sempione

Ore 11:30 partenza dallo slargo su via della Bufalotta all’altezza di via Elias Canetti.

Ore 12:30 arrivo al lago della Bufalotta (via della Marcigliana n.933)

Ore 13:30 pranzo al sacco. Disponibili panini con salsiccia o formaggio e vino.

Ore 15:30 presentazione del progetto

Per chi volesse raggiungerci direttamente al lago, siamo aperti dalle ore 11,00.

Il Coordinamento Rete Ecologica Roma Montesacro

Circolo Legambiente Aniene

Associazione culturale – ambientalista “Organizzazione Alfa”

Associazione cinofilo-ambientalista “Non Solo Cani”

Associazione Amici del Parco delle Valli

Associazione di promozione sociale “SPAZIO 4”

Aps Civici per Natura Lago della Bufalotta

Fronte dell’Orto ONLUS

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